L’anima meccanica di un’opera d’arte funzionale
Il Mulino Corona è un esempio di architettura preindustriale in cui l’armonia tra funzionalità , estetica e ingegno tecnico raggiunge un equilibrio perfetto, trasformando un semplice opificio in una macchina poetica mossa dall’acqua e dalla sapienza dell’uomo. Ogni ambiente, ogni strumento, ogni meccanismo racconta un aspetto della vita quotidiana e del lavoro dei mugnai. Il cuore pulsante sono naturalmente le tre macine, costituite da due grandi dischi di pietra — la dormiente e la volante — la cui perfetta combinazione assicurava una molitura regolare; attorno a esse si sviluppano tutti gli altri dispositivi meccanici: le tramogge, che dosavano il cereale in discesa; le palette di regolazione che ne controllavano la caduta e la coclea di scarico che convogliava il prodotto finito nei sacchi.
Ad alimentare il mulino era il sistema idraulico, geniale nella sua semplicità : un canale di derivazione (la presa) dirigeva una parte del corso d’acqua naturale verso le pale delle ruote idraliche, le quali, ruotando, trasmettevano il movimento agli ingranaggi interni.Â
Il complesso comprendeva anche una gualchiera, dove la forza motrice dell’acqua era utilizzata per battere e infeltrire i tessuti di lana. Questa sezione, testimonia la versatilità dell’impianto e la capacità di adattare la tecnologia esistente a differenti scopi produttivi. Nei locali annessi, si conservano ancora tracce della vita quotidiana dei mugnai e gli attrezzi di lavoro. Ogni dettaglio, il rumore ovattato del flusso d’acqua, il profumo del legno impregnato di farina, compone un racconto vivo, che restituisce al visitatore il respiro autentico dell’operosità rurale.


